"Somewhere in the map of my mind there is a garden illuminated by a sunset..."
(25 luglio 2008 13.43)
Sembrò un appuntamento...Uno dei tanti nel metamondo di SL.
Oggi Zhora è stata tippata in quel giardino.
Ha raccolto l'anima vera di un ideatore di un avatar molto legato a lei...
Dopo un racconto, le è stato svelato un segreto molto prezioso:
"Mai innamorarsi di una persona sapendo che non potrai mai essere completamente suo e che lei non potra' mai essere completamente tua".
Dopo un hug, lui ha scritto in im: "Grazie. Sai hai un dono Zhora: saper ascoltare. Questo vale più di mille sculture e mostre che potresti fare, in questo sei una artista perfetta e sei una delle migliori cose che mi potessero capitare in questo mondo virtuale, che di virtuale non ha assolutamente niente...sei fantastica".
giovedì 31 luglio 2008
mercoledì 30 luglio 2008
La finestra di fronte
Posata su una nuvola, con un piedino a penzoloni,
Zhora rilegge Jean-Paul Sartre...
"Intersoggettività: il soggetto tende a fare degli altri un oggetto e a percepirsi come l'oggetto d'altri.
L'uomo non vive se non in relazione all'altro, e l' "IO" sartriano non è più soggettivo ma oggettivo, in quanto è riferito ad ogni uomo in chiave universale".
Siamo come una stanza con una finestra che si affaccia sul mondo esterno... e sta a noi, e SOLO a noi, decidere di aprirla.
Click.
Dalla nostra stanza, "apriamo la cyberfinestra" sul metamondo...
Sul nostro schermo...milioni di avi: io oggettivi.
Decidiamo di aprire la "nostra finestra interiore"
e affacciarci davvero sul metamondo?
Zhora rilegge Jean-Paul Sartre...
"Intersoggettività: il soggetto tende a fare degli altri un oggetto e a percepirsi come l'oggetto d'altri.
L'uomo non vive se non in relazione all'altro, e l' "IO" sartriano non è più soggettivo ma oggettivo, in quanto è riferito ad ogni uomo in chiave universale".
Siamo come una stanza con una finestra che si affaccia sul mondo esterno... e sta a noi, e SOLO a noi, decidere di aprirla.
Click.
Dalla nostra stanza, "apriamo la cyberfinestra" sul metamondo...
Sul nostro schermo...milioni di avi: io oggettivi.
Decidiamo di aprire la "nostra finestra interiore"
e affacciarci davvero sul metamondo?
martedì 29 luglio 2008
En attendant Godot
Estragone: Che hai?
Vladimiro: Niente.
Estragone: Io me ne vado.
Vladimiro: Anch'io. (Silenzio)
Estragone: E' da tanto che dormivo?
Vladimiro: Non so. (Silenzio)
Estragone: Dove andiamo?
Vladimiro: Non lontano.
Estragone: No, no, andiamocene lontano di qui!
Vladimiro: Non si può.
Estragone: Perché?
Vladimiro: Bisogna tornare domani.
Estragone: A far che?
Vladimiro: Ad aspettare Godot.
Estragone: Già, è vero. (Pausa) Non è venuto?
Vladimiro: No.
Estragone: E ormai è troppo tardi.
Vladimiro: Sì, è notte.
Estragone: E se lo lasciassimo perdere? (Pausa) Se lo lasciassimo perdere?
Vladimiro: Ci punirebbe.
(tratto da "En attendant Godot" la più famosa opera teatrale di Samuel Beckett)
Godot è un'istanza continua. Godot è un'attesa senza soluzione.
Sarebbe semplicistico cedere alla facile assonanza del nome e identificare Godot con Dio? Forse, anche se in molti l'hanno fatto.
Aspettando Godot è una storia basata sull'attesa, la storia di qualcuno che alla fine non arriva.
L'attesa dei due personaggi principali è facilmente identificabile con la sintesi di tutte le attese possibili. Un'attesa che diviene in qualche modo astratta. Forse è l'attesa per un significato che si manifesti e ci venga incontro...
L'opera è divisa in due atti; in essi non c'è sviluppo nel tempo, poiché non sembra esistere possibilità di cambiamento. La trama è ridotta all'essenziale, è solo un' evoluzione di micro-eventi. Apparentemente sembra tutto fermo, ma a guardare bene "tutto è in movimento". Non c'è l'ambiente circostante, se non una strada desolata con un salice piangente spoglio, che nel secondo atto mostrerà alcune foglie.
Il tempo sembra "immobile". Eppure scorre. I gesti che fanno i protagonisti sono essenziali, ripetitivi. Vi sono molte pause e silenzi. A volte si ride, a volte si riflette in "Aspettando Godot", come se si fosse a "teatro o al circo" (dicono i personaggi).
Da parte loro, i personaggi non fanno niente per modificare la propria condizione: si limitano a cercare di ricordarsi chi sono...
Si attende... E forse l'inutilità di questa attesa è la parte più interessante dell'opera. Lasciandosi vivere nella speranza che qualcuno venga a prenderti per portarti nella propria casa, per sfamarti e fornirti un buon bagno caldo, non si va molto lontano.
Ma se questa attesa di Godot infine si rivela così improduttiva, estenuante, non sarebbe forse meglio andargli incontro?
Accidenti, che idea geniale, questa!
Ovviamente, servirebbe sapere da che parte dirigersi.
Spesso un log-in in SL è un "En attendant Godot"...
Lei fissa la sua confidente...loro due: EstragonA e VladimirA...
Apparentemente sembra tutto fermo, ma a guardare bene "tutto è in movimento".
Il tempo sembra "immobile". Eppure scorre.
Entrambe attendono qualcuno nel Metaverso: Godot, qualcuno che alla fine non arriverà.
Vladimiro: Niente.
Estragone: Io me ne vado.
Vladimiro: Anch'io. (Silenzio)
Estragone: E' da tanto che dormivo?
Vladimiro: Non so. (Silenzio)
Estragone: Dove andiamo?
Vladimiro: Non lontano.
Estragone: No, no, andiamocene lontano di qui!
Vladimiro: Non si può.
Estragone: Perché?
Vladimiro: Bisogna tornare domani.
Estragone: A far che?
Vladimiro: Ad aspettare Godot.
Estragone: Già, è vero. (Pausa) Non è venuto?
Vladimiro: No.
Estragone: E ormai è troppo tardi.
Vladimiro: Sì, è notte.
Estragone: E se lo lasciassimo perdere? (Pausa) Se lo lasciassimo perdere?
Vladimiro: Ci punirebbe.
(tratto da "En attendant Godot" la più famosa opera teatrale di Samuel Beckett)
Godot è un'istanza continua. Godot è un'attesa senza soluzione.
Sarebbe semplicistico cedere alla facile assonanza del nome e identificare Godot con Dio? Forse, anche se in molti l'hanno fatto.
Aspettando Godot è una storia basata sull'attesa, la storia di qualcuno che alla fine non arriva.
L'attesa dei due personaggi principali è facilmente identificabile con la sintesi di tutte le attese possibili. Un'attesa che diviene in qualche modo astratta. Forse è l'attesa per un significato che si manifesti e ci venga incontro...
L'opera è divisa in due atti; in essi non c'è sviluppo nel tempo, poiché non sembra esistere possibilità di cambiamento. La trama è ridotta all'essenziale, è solo un' evoluzione di micro-eventi. Apparentemente sembra tutto fermo, ma a guardare bene "tutto è in movimento". Non c'è l'ambiente circostante, se non una strada desolata con un salice piangente spoglio, che nel secondo atto mostrerà alcune foglie.
Il tempo sembra "immobile". Eppure scorre. I gesti che fanno i protagonisti sono essenziali, ripetitivi. Vi sono molte pause e silenzi. A volte si ride, a volte si riflette in "Aspettando Godot", come se si fosse a "teatro o al circo" (dicono i personaggi).
Da parte loro, i personaggi non fanno niente per modificare la propria condizione: si limitano a cercare di ricordarsi chi sono...
Si attende... E forse l'inutilità di questa attesa è la parte più interessante dell'opera. Lasciandosi vivere nella speranza che qualcuno venga a prenderti per portarti nella propria casa, per sfamarti e fornirti un buon bagno caldo, non si va molto lontano.
Ma se questa attesa di Godot infine si rivela così improduttiva, estenuante, non sarebbe forse meglio andargli incontro?
Accidenti, che idea geniale, questa!
Ovviamente, servirebbe sapere da che parte dirigersi.
Spesso un log-in in SL è un "En attendant Godot"...
Lei fissa la sua confidente...loro due: EstragonA e VladimirA...
Apparentemente sembra tutto fermo, ma a guardare bene "tutto è in movimento".
Il tempo sembra "immobile". Eppure scorre.
Entrambe attendono qualcuno nel Metaverso: Godot, qualcuno che alla fine non arriverà.
lunedì 28 luglio 2008
Su e giù da un palco...
Bertolt Brecht ha dato origine a una forma di teatro definita 'epica', che si differenzia dalla forma tradizionale perché, anziché coinvolgere lo spettatore fino a farlo immedesimare in ciò che vede nello spettacolo, cerca di farne mantenere le distanze.
A Brecht premeva che lo spettatore fosse sufficientemente distaccato per poter essere critico nei confronti di ciò cui assisteva, in modo tale da recepire i messaggi che il testo teatrale conteneva. Secondo Brecht, se lo spettatore si fa emotivamente coinvolgere troppo, non può mantenere quella giusta distanza critica utile a elaborare quanto sta vedendo e sentendo. Se lo spettatore è troppo coinvolto fino all'immedesimazione, rischia di confondere la finzione con la realtà. La giusta distanza critica, invece, permette allo spettatore di riflettere e ragionare su quanto gli viene proposto dallo spettacolo teatrale. Per far questo, Brecht ricorreva all'effetto straniamento, un modo per creare una rottura fra finzione e realtà affinché lo spettatore si rendesse conto benissimo di essere a teatro e non confondesse le cose.
Zhora non logga da diversi giorni, nessun secondo avi, nessun espediente...
Ha letto gli im ricevuti, le notices, le notecards, le mails dei residents...
Unico desiderio: creare una "giusta distanza critica" nei confronti di ciò a cui assiste nel metamondo, in modo tale da recepire i messaggi che "il testo teatrale" di ogni log-in contiene.
Se un avi si fa emotivamente coinvolgere troppo, non può mantenere quella giusta distanza critica utile a elaborare quanto sta vedendo e sentendo.
Brecht ricorreva all'effetto straniamento,
Zhora, come molti residents, è ricorsa al "NO log-in".
Pensare a SL senza loggare...
bloggare senza loggare...
Sentirsi "fuori luogo",
sentirsi "fuori dal Luogo",
ma di esserci.
Sentirsi parte e non esserne parte...
Cercare il senso del connect.
E' perso o è presente?
E' un motivo legato a un impegno da svolgere in SL o è legato a un incontro da vivere in SL?
Dentro ma fuori.
Fuori ma dentro.
A Brecht premeva che lo spettatore fosse sufficientemente distaccato per poter essere critico nei confronti di ciò cui assisteva, in modo tale da recepire i messaggi che il testo teatrale conteneva. Secondo Brecht, se lo spettatore si fa emotivamente coinvolgere troppo, non può mantenere quella giusta distanza critica utile a elaborare quanto sta vedendo e sentendo. Se lo spettatore è troppo coinvolto fino all'immedesimazione, rischia di confondere la finzione con la realtà. La giusta distanza critica, invece, permette allo spettatore di riflettere e ragionare su quanto gli viene proposto dallo spettacolo teatrale. Per far questo, Brecht ricorreva all'effetto straniamento, un modo per creare una rottura fra finzione e realtà affinché lo spettatore si rendesse conto benissimo di essere a teatro e non confondesse le cose.
Zhora non logga da diversi giorni, nessun secondo avi, nessun espediente...
Ha letto gli im ricevuti, le notices, le notecards, le mails dei residents...
Unico desiderio: creare una "giusta distanza critica" nei confronti di ciò a cui assiste nel metamondo, in modo tale da recepire i messaggi che "il testo teatrale" di ogni log-in contiene.
Se un avi si fa emotivamente coinvolgere troppo, non può mantenere quella giusta distanza critica utile a elaborare quanto sta vedendo e sentendo.
Brecht ricorreva all'effetto straniamento,
Zhora, come molti residents, è ricorsa al "NO log-in".
Pensare a SL senza loggare...
bloggare senza loggare...
Sentirsi "fuori luogo",
sentirsi "fuori dal Luogo",
ma di esserci.
Sentirsi parte e non esserne parte...
Cercare il senso del connect.
E' perso o è presente?
E' un motivo legato a un impegno da svolgere in SL o è legato a un incontro da vivere in SL?
Dentro ma fuori.
Fuori ma dentro.
domenica 27 luglio 2008
Un volo speciale...
Zhora ha ricevuto una nc in SL con una dichiarazione d'amore di un amico al suo unico amore in pixel.
Teneramente ha chiesto di poterla condividere con voi.
Buon lettura...e molti gold hearts *.
Controindicazioni del post: carie e diabete.
Attenti. ;)
"Se improvvisamente ti senti allegro,
con una voglia di vivere unica...
se improvvisamente vedi il mondo a colori
e se lo vedi con occhi diversi.
...
Se nella tua testa c'è un solo volto,
un solo sorriso.
Se è il tuo primo pensiero quando ti svegli la mattina
e se è il tuo ultimo pensiero prima di andare a letto,
se non riesci a dimenticare il suo profumo
e se ogni suo ricordo è sempre più vivo dentro di te.
...
Se quei momenti con lei sono indimenticabili
e vorresti diventassero anche interminabili,
Se vorresti gridare tutto questo al mondo
ma non lo fai perché non vuoi condividere con gli altri la persona che ti rende felice...
Allora sei innamorato".
Auguri a voi, buon "volo".
)*(
Teneramente ha chiesto di poterla condividere con voi.
Buon lettura...e molti gold hearts *.
Controindicazioni del post: carie e diabete.
Attenti. ;)
"Se improvvisamente ti senti allegro,
con una voglia di vivere unica...
se improvvisamente vedi il mondo a colori
e se lo vedi con occhi diversi.
...
Se nella tua testa c'è un solo volto,
un solo sorriso.
Se è il tuo primo pensiero quando ti svegli la mattina
e se è il tuo ultimo pensiero prima di andare a letto,
se non riesci a dimenticare il suo profumo
e se ogni suo ricordo è sempre più vivo dentro di te.
...
Se quei momenti con lei sono indimenticabili
e vorresti diventassero anche interminabili,
Se vorresti gridare tutto questo al mondo
ma non lo fai perché non vuoi condividere con gli altri la persona che ti rende felice...
Allora sei innamorato".
Auguri a voi, buon "volo".
)*(
sabato 26 luglio 2008
Kairos
Kairos è una parola che nell'antica Grecia significa "momento giusto o opportuno" o "tempo di Dio". Gli antichi greci avevano due parole per il tempo, chronos e kairos.
Mentre la prima si riferisce al tempo logico e sequenziale, la seconda significa " un tempo nel mezzo", un momento di un periodo di tempo indeterminato nel quale "qualcosa" di speciale accade. Ciò che è la cosa speciale dipende da chi usa la parola. Mentre chronos è quantitativo, kairos ha una natura qualitativa.
Secondo greci antichi, Kairos era il dio del "momento passeggero", di "un'opportunità favorevole che opponeva il fato all'uomo".
Il momento deve essere afferrato (dal ciuffo di capelli sulla fronte della figura fuggente); altrimenti il momento è andato e non può essere ri-catturato (ciò è indicato dalla parte posteriore della testa che è calva).
Una statua di bronzo conosciuta in letteratura, fatta dal famoso scultore greco Lisippo da Sikyon, fu probabilmente un modello per il bassorilievo. Kairos è descritto nei versi del poeta Posidippo. La statua allegorica originale di bronzo fatta da Lisippo era collocata a casa sua, nell'Agora dell'ellenica Sikyon, ed era scolpito sulla statua di Kairos il seguente epigramma di Posidippo:
"Chi era lo scultore e da dove veniva? Da Sikyon.
Come si chiamava? Lisippo.
E chi sei tu? Il Tempo che controlla tutte le cose.
Perché ti mantieni sulla punta dei piedi? Io non corro mai.
E perché hai un paio di ali sui tuoi piedi? Io volo con il vento.
E perché hai un rasoio nella mano destra? Come segno per gli uomini che sono più pungente di qualsiasi bordo pungente.
E perché hai dei capelli davanti al viso? Per colui che mi incontra per prendermi per il ciuffo.
E perché, in nome del cielo, hai la parte posteriore della testa calva? Perché nessuno che una volta ha corso sui miei piedi alati lo faccia ora, benché si auguri che accada, mi afferra da dietro.
Perché l'artista ti ha forgiato? Per amor tuo, sconosciuto, e mi mise su nel portico come insegnamento".
Auguri Zhora felice complymese,
9mesi di vita in pixels...
)*(
Mentre la prima si riferisce al tempo logico e sequenziale, la seconda significa " un tempo nel mezzo", un momento di un periodo di tempo indeterminato nel quale "qualcosa" di speciale accade. Ciò che è la cosa speciale dipende da chi usa la parola. Mentre chronos è quantitativo, kairos ha una natura qualitativa.
Secondo greci antichi, Kairos era il dio del "momento passeggero", di "un'opportunità favorevole che opponeva il fato all'uomo".
Il momento deve essere afferrato (dal ciuffo di capelli sulla fronte della figura fuggente); altrimenti il momento è andato e non può essere ri-catturato (ciò è indicato dalla parte posteriore della testa che è calva).
Una statua di bronzo conosciuta in letteratura, fatta dal famoso scultore greco Lisippo da Sikyon, fu probabilmente un modello per il bassorilievo. Kairos è descritto nei versi del poeta Posidippo. La statua allegorica originale di bronzo fatta da Lisippo era collocata a casa sua, nell'Agora dell'ellenica Sikyon, ed era scolpito sulla statua di Kairos il seguente epigramma di Posidippo:
"Chi era lo scultore e da dove veniva? Da Sikyon.
Come si chiamava? Lisippo.
E chi sei tu? Il Tempo che controlla tutte le cose.
Perché ti mantieni sulla punta dei piedi? Io non corro mai.
E perché hai un paio di ali sui tuoi piedi? Io volo con il vento.
E perché hai un rasoio nella mano destra? Come segno per gli uomini che sono più pungente di qualsiasi bordo pungente.
E perché hai dei capelli davanti al viso? Per colui che mi incontra per prendermi per il ciuffo.
E perché, in nome del cielo, hai la parte posteriore della testa calva? Perché nessuno che una volta ha corso sui miei piedi alati lo faccia ora, benché si auguri che accada, mi afferra da dietro.
Perché l'artista ti ha forgiato? Per amor tuo, sconosciuto, e mi mise su nel portico come insegnamento".
Auguri Zhora felice complymese,
9mesi di vita in pixels...
)*(
venerdì 25 luglio 2008
Find on map
Find on map.
Essere loggati, clickare sulla mappa e tipparsi da lui o da lei
che vi sta già aspettando in quel luogo, il vostro preferito di SL.
Desiderio di trovare quel qualcuno sulla mappa di sl,
non solo i punti verdi: uguali, indistinti, senza senso.
...
Non essere loggati, clickare la relationship map e tipparsi in quel ricordo, in quel pensiero,
da colui o colei che era già in attesa nei nostri pensieri, nell' angolo preferito della nostra RL.
Desiderio di trovare quel qualcuno nella nostra mente per viverlo,
"per sentirlo" forse anche per dimenticarlo…
Find on map, map...mind...
Find on map, "Find on mind".
(L'inglese usato in questo blog è sotto una licenza personale della blogger).
Essere loggati, clickare sulla mappa e tipparsi da lui o da lei
che vi sta già aspettando in quel luogo, il vostro preferito di SL.
Desiderio di trovare quel qualcuno sulla mappa di sl,
non solo i punti verdi: uguali, indistinti, senza senso.
...
Non essere loggati, clickare la relationship map e tipparsi in quel ricordo, in quel pensiero,
da colui o colei che era già in attesa nei nostri pensieri, nell' angolo preferito della nostra RL.
Desiderio di trovare quel qualcuno nella nostra mente per viverlo,
"per sentirlo" forse anche per dimenticarlo…
Find on map, map...mind...
Find on map, "Find on mind".
(L'inglese usato in questo blog è sotto una licenza personale della blogger).
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